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Justice League Dark

C'è una cosa che ho sempre amato tantissimo nel DC Universe: la magia. Magia che è forza predominante nell'Universo DC, non a caso gran parte dei personaggi che ne compongono sono di natura magica o in qualche modo mistica. Justice League Dark si concentra proprio sul 'lato magico' della DC, proponendoci un particolare team composto da molte personalità interessanti, molte delle quali provengono dalla linea Vertigo.
Alte erano le aspettative che avevo per Justice League Dark, e tali si sono confermate, finendo di conseguenza tra le mie serie più interessanti, insieme a Batwoman, Flash, Batgirl, Animal Man e Swamp Thing.


Justice League Dark sin dall'annuncio del suo esordio, è stata descritta come una Justice League alternativa, attiva durante le crisi di origine 'mistica' che i supereroi difficilmente possono riuscire a gestire, ma non si può definire un vero e proprio team. Ci troviamo di fronte a degli elementi che difficilmente riescono ad andare d'accordo, non abituati a svolgere lavoro di squadra, e la maniera in cui vengono raccontate da Peter Milligan le loro storie e divergenze è fatta per bene, e a rendere la serie ancora più godibile, i disegni di Mikel Janin si presentano ben curati e belli da vedere.

Il team di 'eroi' (anche se così non si possono definire) è composto da Zatanna, la famosa "Mistress of Magic" dell'Universo DC, Deadman alias Boston Brand, ex-acrobata ora spettro di cui ho avuto già il piacere di parlarne, Shade the Changing Man personaggio creato da Steve Ditko, una sorta di alieno proveniente da una dimensione mistica (creato inizialmente in DC Comics, e proseguito poi - con successo - sotto l'etichetta Vertigo), John Constantine (linea Vertigo anche lui), controverso personaggio inglese esperto di occultismo, e infine Mindwarp, capace di generare delle proiezioni astrali di sé stesso, e il più 'giovane' nel gruppo se si pensa che è stato "creato" da Peter Milligan durante l'evento Flashpoint, protagonista di una mini serie ispirata appunto al Mondo di Flashpoint, Secret Seven (cui, tra l'altro è possibile scovarne una copia nel suo appartamento, insieme a Deadman and the Flying Grayson, come simpatico easter egg). Dietro le quinte, ad osservare e guidare il gruppo, vediamo Madame Xanadu, e nel primo albo (pubblicato da RW Lion, contenenti i numeri da 1 a 6) come nemico principale vediamo L'Incantatrice, entrambe originarie dell'Universo Vertigo.


I rapporti tra i sei non sono dei migliori. Madame Xanadu ha dei problemi con la droga, e ciò rende difficile al resto del gruppo fidarsi di lei, mentre quasi tutto il gruppo ha difficoltà a relazionarsi con Constantine - e viceversa- soprattutto Zatanna, con la quale si accenna ad una presunta relazione tra loro finita male (ripescando un po' qualcosa dalle vecchie pubblicazioni Vertigo), mentre Shade viene descritto come un personaggio alquanto instabile e Mindwarp un pazzo. Non voglio spoilerare assolutamente nulla, anzi, credo di aver detto anche troppo. Non mi dilungherò troppo su dettagli "tecnici", in quanto anche incapace in materia, ma va detto che Justice League Dark è una serie da non perdere, che non delude le aspettative - è una storia bella, ben fatta e di sicuro non lascia scontento nessuno come ha fatto Justice League International. Anzi, al contrario della gestione di quest'ultima, JLD è ben strutturata e sfrutta al massimo quelle 25 pagine per albo (nella pubblicazione originale) per raccontare al meglio una storia che si presenta interessante su tutti gli aspetti, dimostrando che se messo un bravo scrittore su di una testata, non importa la quantità di pagine per raccontare una bella storia.

Anche se con Hellblazer sono rimasto indietro, sono certo che neanche i fan di Constantine rimarranno delusi. Il personaggio rimane irriverente, distaccato dagli altri, stronzo e spaccone, e non mancano le sue frecciatine al resto del gruppo, il ché rende alla perfezione il suo modo di fare solitario e distaccato dagli altri (mi ha fatto particolarmente sorridere la frase esclamata da Constantine, interrotto da Deadman durante un rituale magico: "Oh, cazzo. Un fottuto supereroe!"). Stesso discorso anche con Shade, il quale viene descritto come una persona molto solitaria e problematica. Insomma, come già detto, anche la caratterizzazione è eccellente. Justice League Dark è ben fatto, e lo consiglio sia a chiunque voglia provare a riscattarsi un po' da quelle letture che hanno deluso alcuni, sia a chi è appassionato dei vecchi personaggi Vertigo. Certamente storceranno il naso e avranno da ridire, ma con Justice League Dark il lavoro è stato eccellente... diciamo che la linea "DC Dark" (proposta da Lion) non ha deluso finora. Sono ancora indeciso se prendere o no Resurrection Man e Frankestein Agent of S.H.A.D.E., ma se a gennaio quando avrò letto I, Vampire non rimarrò deluso, ci farò un pensiero su entrambe le testate.


Un'altra nota aggiuntiva, anzi più che nota è una mia piccola considerazione/perplessità, riguarda in termini di continuity. A quanto pare, come letto su JLD, Deadman e Dawn Granger (Dove) hanno una relazione, e ciò (con la conferma già avuta sulle testate di Lanterna Verde) lascia intendere che La Notte Più Profonda e Nel Giorno Più Splendente sono avvenuti nel Nuovo Universo DC. In me nasce la domanda: come è accaduto il tutto, se molti dei nemici non sono ancora apparsi, le Crisi non sono mai avvenute e molti di loro hanno origini così differenti da far intendere che non sono nemmeno mai morti? La DC era riuscita a costruirsi una piccola continuity lineare e logica (se pur incasinata), ma con l'avvenuta del reboot, mi sa che le carte sono state rimescolate così in fretta da aver dimenticato dei dettagli. Ma questo, ahimè, è un altro discorso che non vale la pena intraprendere...
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DC Universe presenta: Deadman.

Tra le uscite dei Nuovi 52, i mesi di settembre e ottobre hanno dato spazio a testate differenti da quelle dell'universo "Batmaniano", offrendoci le prime testate riguardanti il restante Universo DC. Abbiamo visto le prime uscite di All Star Western e della Legione dei Supereroi, e altre uscite interessantissime come Animal Man e Swamp Thing, senza dimenticarci di Stormwatch e Deadman. Per il momento, voglio tralasciare le altre uscite e concentrarmi sull'ultima. Il volume Deadman presentato da RW Lion altri non è che la raccolta dei primi 5 numeri della collana DC Universe Presents, e si presenta come un vero e proprio volume autoconclusivo, in quanto si tratta del primo ciclo di storie presentata dalla testata americana originale. Scritto da Paul Jenkins e illustrato da Bernard Chang, a mio avviso Deadman rappresenta un'interessantissima storia, tra le tante pubblicate finora in Italia dei Nuovi 52. Peccato si tratti di una storia già arrivata alla sua conclusione (DC Universe presents raccoglierà, successivamente, altri cicli brevi di storie tra cui Gli Esploratori dell'Ignoto, Savage, Kid Flash e tutt'ora negli States si è appena aperto il ciclo dedicato a Blue Devil e Black Lightning), ma per quel che rappresenta Deadman, questo sarà uno dei volumi che custodirò gelosamente.


Ovviamente, non c'è bisogno di ricordare che il sottoscritto non ha una vera e propria conoscenza globale dei fumetti, e che ciò che andrò a scrivere rappresenta una mia opinione, ma meglio specificare con questa breve premessa (che sarebbe più un mettere le mani avanti), che probabilmente potrei esaltarlo più di quanto possa meritare. Magari non rappresenterà di certo uno dei tanti capolavori, ma al di là della mia esaltazione, Deadman è qualcosa da non farsi scappare, perché quei 14€ (13,95 - per la precisione) ci valgono tutti.


Introducendo in maniera molto breve il personaggio, basta dire chi sia Deadman, ovvero Boston Brand, un ex acrobata passato a miglior vita per mano di un assassino e risorto come spettro per rivendicare le sue cattive azioni compiute in vita grazie alla divinità Rama Kushna. Nessuno può sentirlo né vederlo, ma può comunicare con i vivi impossessandosi dei corpi di chi gli sta accanto, il resto viene raccontato in DC Universe Presents. Certamente, i più si ricorderanno di Deadman grazie alle sue sporadiche apparizioni nelle testate di Batman, o meglio ancora come assoluto protagonista in Nel Giorno Più Splendente, dove lo si vede come ricercatore del portatore della Luce Bianca insieme all'eroina Dove (Dawn Granger) della quale infine si innamora; Deadman presenta un ottimo inizio per conoscere un personaggio affascinante, interessante e divertente allo stesso tempo, anche senza conoscere minimamente un po' di storia del personaggio. La storia narrata nel volume inizia proprio con le sue origini, narrando lo scopo della sua resurrezione come spettro, per poi finire nel vivo della storia vera e propria.

Il tutto narra di una ricerca. Boston Brand deve aiutare un certo numero di vite per redimere la sua anima. Tutto ciò di cui ha bisogno, sono risposte. Risposte alle tantissime domande dell'esistenza, sulla motivazione di essa, se vuole redimersi, deve aiutare altre persone a risolvere i loro dubbi, le loro costanti domande - affinché, aiutando loro riesca a salvare anche sé stesso; ma non trova risposte, ritrovandosi solo con più domande ogni volta, senza riuscire mai a salvare quelle vite che gli sono state dette di aiutare, finendo con il rimanere collegato a esse e ai loro dubbi. Boston non si fida della dea Rama Kushna, e cerca di trovare le risposte da solo, e intraprende una serie di azioni che inizialmente sembrano fatte a caso, ma che alla fine della storia trovano il loro senso. Non farò spoiler sulla storia, in quanto ho già detto abbastanza, basti sapere che Deadman narra di questo, della vita e della morte, del significato stesso dell'esistenza, e dei cosiddetti dèi, tanto onnipotenti quanto fragili, i quali si manifestano a noi come esseri onnipotenti, ma in realtà questi non sono altro che individui, che a fronte della totale conoscenza, hanno bisogno di trovare più domande, perché conoscendo tutte le risposte, nulla più ha senso.

La verità è un concetto astratto in evoluzione definito dal capriccio dell'ultima persona a formarsi un'opinione sull'argomento.

La storia di per sé presenta uno spunto, non tanto di riflessione, ma di realizzazione, su chi o cosa siamo realmente, e dell'importanza nella vita di avere uno scopo. Non uno dato da un "dio", un'entità superiore, ma uno scopo dettato da noi stessi per noi stessi. Non manca lo humour, non banale ma nemmeno "impegnativo", i colpi di scena e quella cosa in più che alcuni fumetti  riescono a farti appassionare così tanto, da far diventare ciò che si è appena letto parte di noi stessi. Ancora, Deadman forse non è tra i più grandi capolavori di sempre, ma è una lettura da non lasciarsi sfuggire. E possiamo consolarci, se l'avventura di Deadman in DC Universe presents sembra conclusa, è quanto più che sicuro che lo rivedremo tra le pagine di Justice League Dark.
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