DC Comics in videogames

Era solo qualche decennio fa che i videogame hanno spopolato, fino a diventare ormai i colossi che sono diventati oggi. Non ci è voluto molto per le trasposizioni di film, fumetti e quant'altro nel mondo videoludico: da Terminator a Ghostbusters, sono infiniti i titoli usciti tra gli anni '80 e '90, e non sono da meno quelli dedicati ai supereroi. Negli anni a seguire, sono stati pubblicati diversi videogiochi, su diverse piattaforme, dal Commodore 64 al NES e così via, giochi come Batman (di cui ne esistono un'infinità!), Superman, e la lista continua! Anche se in materia videoludica sono ignorante, è proprio dei videogiochi ispirati agli eroi DC che voglio parlare, con particolare attenzione, però, sulle uscite più recenti. Perdonandomi anche il pessimo banner...





Come già detto, di videogiochi sugli eroi DC ne esistono a bizzeffe, soprattutto su Batman ispirati sia ai film che alle serie animate, ma non vengono da meno titoli incentrati anche su Flash, Superman, e... Aquaman! Molti di questi giochi (manco a dirlo) sono facilmente reperibili sul web tramite emulatori vari, compresi anche le versioni più recenti dei vari GameBoy, e almeno per i fan, alcuni di questi possono anche ritenersi interessanti e godibili - uno su tutti, per esempio, The Death and Return of Superman, per SNES, ispirato appunto alla saga della morte e del ritorno di Superman, e con il quale io stesso ho deciso di giocare. Tra gli altri titoli, se ne possono elencare grosso modo alcuni, tra i vari ispirati alla serie animate come Justice League Unlimited (Injustice for All, Justice League: Chronicles), Superman (Shadow of Apokolips) e Batman (Adventures of Batman & Robin, Batman: The Animated Series, Chaos in Gotham), il quale può anche vantare di un gran bel gioco fatto davvero bene, soprattutto dal punto di vista del doppiaggio che mantiene quello originale della serie, Batman: Vengeance. E neanche a farlo apposta, l'improvviso "boom" del genere supereroistico nei videogame è proprio grazie a Batman che con gli anni, se pur con qualche calo con dei titoli fiacchi e scarsi, ha sempre riscosso un discreto successo, salvo poi a consolidarne il successo (se non ad accrescerlo) con Arkham Asylum, ma di questo parleremo dopo.

Andando un po' a ritroso, ci sono comunque titoli che ho apprezzato non poco, come Justice League Heroes (2006), gioco per PlayStation 2 e X-Box (approdato anche su PSP e Nintendo DS) il quale sarebbe stata un po' "la risposta" al videogioco Marvel Ultimate Alliance, ma senza successo. Lì dove il gioco della Marvel ha ottenuto un grande riscontro col pubblico e critica tanto da avere un sequel, quello della Justice League non è stato così fortunato. Peccato, perché al di là del fatto che sembra una cosa "scopiazzata" (anche se il gameplay si riduce a 2 invece che a 4 giocatori, e che per il 70% del gioco il team di eroi non è personalizzabile), JLH è veramente un gioco carino e godibile, con un cast veramente vasto, che vede, oltre ai personaggi principali (Batman, Superman, Wonder Woman, Flash, Martian Manhunter, Zatanna e la Lanterna Verde John Stewart), altri personaggi sbloccabili come Hawgirl, Black Canary, Freccia Verde, Supergirl, Huntress, Aquaman, e versioni alternative (ma con stessi poteri) di Flash e Lanterna Verde quali Jay Garrick e Walter West (il Flash nero) per il primo e Hal Jordan e Kyle Rayner per il secondo. Ovviamente, da contorno ci sono numerosi costumi alternativi sbloccabili per ogni eroe, sia direttamente dalla serie animata, che dai fumetti. Anche il cast di villain non è da meno, dove vediamo come avversari principali Brainiac, Darkseid, Gorilla Grodd, Killer Frost, The Key, Doomsday, Queen Bee e i Marziani Bianchi. Infine, la storia non delude - buone dinamiche, anche con vari colpi di scena e una trama che sembra non finire mai. Forse i più esperti ne criticheranno il gameplay, ma personalmente io l'ho trovato fluido e non fastidioso, anzi - l'ho anche finito svariate volte, a dimostrazione del fatto che al di là di tutto è un gioco veramente ben fatto.



Un altro titolo degno di nota, è Justice League Task Force, picchiaduro Acclaim del 1995, per Genesis e SNES, e perfetto discendente di Injustice: Gods Among Us, senza contare Mortal Kombat vs DC Universe, in quanto mi riferisco al genere picchiaduro con presenti solamente personaggi DC. Task Force ha come personaggi giocabili solo nove (forse già troppi per l'epoca!), divisi in 6 eroi (Batman, Flash, Freccia Verde, Aquaman, Superman e Wonder Woman) e 3 villain (Cheetah, Despero e Darkseid), ognuno di essi con una location dedicata predefinita (Wonder Woman ha Themyscira, Batman ha Gotham, ecc.) anche queste molto ben curate. La giocabilità... beh, possiamo dire che è molto - molto - molto - ecc.ecc. difficoltosa. Molto meccanico, poco pratico e difficile da finire se non alla difficoltà minima, tutto sommato il gioco ha una bella grafica e la storia di base è carina - non chissà cosa, anzi, molto banale, ma carina, se consideriamo che si tratta di un picchiaduro. Il team di sviluppo è lo stesso del già citato The Death and Return of Superman, ma questo non lo rende forse tra i titoli più memorabili, ma forse agli occhi dei fan più appassionati (io?) questo gioco è una vera chicca, ed è un buon passatempo se si vuole far passare un'ora (anche meno) di noia. Se avete intenzione sapere di cosa si tratta, qui trovate un video completo che offre un'ottima panoramica del gioco.

Rimanendo in tema dei picchiaduro, c'è il già citato Mortal Kombat vs DC Universe. Gioco (purtroppo) oggi snobbato alla grande, ma all'epoca della sua uscita (2009) ebbe un enorme boom di vendite - anche se da lì a poco la Midway, storica casa produttrice di Mortal Kombat, fallì del tutto, per poi essere acquisita totalmente dalla WB Games sviluppandosi nell'etichetta Netherrealm Studios... ma questa è tutt'altra storia!
Box Art di MK vs DC

Nonostante, come già detto, sia un gioco molto snobbato e amato allo stesso tempo, io non posso far altro che parlarne bene. Innanzitutto, perché la combo Mortal Kombat + DC Universe per me è perfetta: da piccolo passavo pomeriggi interi a giocare a Mortal Kombat 2 a casa e a Mortal Kombat in sala giochi, e vedere un gioco dove entrambi i personaggi di questi due universi si "prendono a mazzate" mi eccita a tal punto che considero questo gioco una miniera d'oro, anche se verrà sorpassato dal prossimo Injustice, sempre per mano di Ed Boon e soci. Il gameplay è semplicissimo (un urrà per me), le mosse speciali facili da ricordare (anche se c'è sempre l'elenco a disposizione), l'interazione con le arene sono un tocco in più, la storia è fenomenale (e strutturata molto bene, non a caso, l'idea è stata così innovativa che quel tipo di story mode è passato uguale uguale nell'ultimo Mortal Kombat). L'unica pecca, e qui mi trovo d'accordo con i detrattori, sono le fatality.. e le "heroic brutality": quasi tutte banali, e non mi riferisco all'assenza dei litri di sangue, ma bensì a come queste avvengono, salvando fortunatamente alcune di esse, che riescono al punto di risultare divertenti.


Ovviamente, non mi dilungherò sulla prossima uscita di Injustice: Gods Among Us, in quanto gli ho dedicato un articolo completo, che potete trovare qui. In realtà, potrei dilungarmi molto sui giochi dedicati al Cavaliere Oscuro, ma la lista è molto lunga, e a molti di essi non ho nemmeno mai giocato. Posso, però, dire alcuni titoli che meritano veramente di essere provati, come il già citato Batman: Vengeance, Dark Tomorrow e Rise of Sin Tzu, tutti disponibili per PlayStation 2 e DS (a eccezione del primo, che però è anche per PC). Tutti questi da me citati utilizzano la stessa grafica delle serie animate, se non alcuni titoli la ripropongono addirittura pari pari, e la storia è abbastanza interessante, soprattutto Batman: Vengeance, che al di là del già detto del doppiaggio originale, ha una trama molto intricata che appassiona ed intriga.

Batman & Catwoman
in Arkham City


Batman, senza dubbio, è un po' quello che "porta la carretta" alla DC, non a caso è quello con più merchandise vario e videogames. Ha avuto numerose serie animate, e altrettanti videogiochi ispirati ad essi, non per altro, disponibile per Nintendo Wii e DS, Batman: The Brave and the Bold ne è l'esempio. Ma se proprio dobbiamo citare un "signor gioco", come potrei non mettere in mezzo la fortunatissima saga di Arkham? Sarebbe quasi un sacrilegio non includere Arkham Asylum ed Arkham City in questo articolo. E cosa dire... ho giocato ad entrambi, e di entrambi ho anche acquistato tutti i DLC (ouch!), ed entrambi i giochi sono qualitivamente superiori a tutti gli altri titoli nominati, non a caso sono stati vincitori di ambitissimi premi (incluso per il doppiaggio, anche stavolta impeccabile, con Kevin Conroy e Mark Hamill a riprendere i loro ruoli di Batman e Joker). Lascio, però, le apposite riviste di settore a parlarne, non perché non voglia farlo o mi secchi scrivere dieci righe di elogio solo per un gioco, ma perché credo che un po' tutti sappiano che la saga di Arkham ha riscosso un ottimo successo, a mio parere, stra-meritata. Prima di passare avanti, una piccola news che forse, anzi quasi sicuramente, molti hanno già reperito in rete. Si tratta del già tanto atteso "Arkham 3", che a quanto hanno riferito al ComiCon di San Diego, sembra che gli sviluppatori stiano lavorando ad un prequel, ambientato in piena Silver Age, dove saranno presenti anche altri eroi dell'Universo DC. Non un gioco sulla Justice League, che pare, almeno su quanto affermato, che per un gioco fatto bene sul team sia meglio aspettare l'uscita delle console di nuova generazione.

Certo, se poi non vogliamo attendere per un gioco sulla Justice League, oltre al già discusso Justice League Heroes, possiamo anche accontentarci di LEGO Batman 2, che vede appunto la possibilità di utilizzare anche il resto degli eroi DC oltre che Batman e Robin. E, avendoci giocato, posso proprio dire che a discapito del marchio LEGO, il gioco è carino, divertente - e longevo! Tra l'altro, del medesimo gioco ne verrà fatto un lungometraggio, la cui uscita è prevista per il 2013. Qui il trailer.


Come ogni film atteso che si rispetti, anche quelli dedicati ai supereroi non sono da meno. Sin dall'uscita di Batman nel 1989, questa sorta di tradizione prosegue. Abbiamo visto, con il passare degli anni e l'evoluzione della tecnologia, svariati titoli ispirati ai film passati al cinema, ma con qualità decisamente bassa - non ai livelli di Arkham Asylum, neanche minimamente. Giochi come Catwoman, Constantine, Watchmen: The End is Nigh, Batman Begins e Green Lantern: Rise of Manhunters sono esempi di giochi tutto sommato godibili, ma non eccezionali, e col tempo abbiamo anche visto una sorta di distacco, soprattutto con Batman, forse per concentrarsi al meglio su giochi come Arkham - tanto Batman non avrà mai un calo di popolarità. Un esempio, è stata la totale assenza di uno sviluppo dedicato agli ultimi due film di Nolan sul Cavaliere Oscuro, se non tramite dei semplicissimi browser games o piccoli giochi per sistemi iOs (di cui, a proposito di tale piattaforma, cito anche Arkham City: Lockdown, produzione Netherrealm Studios, e Justice League: Earth's Final Defense). Un altro film che non ha avuto nessun videogame allegato, è stato Superman Returns, il ché a mio parere è stato un vero peccato in quanto si prospettava un bel gioco. Qui sotto un video del gameplay, giusto per farvi un'idea.



Con l'evoluzione dei mezzi, e l'ampliamento della DC Comics in altri campi, in questo caso videoludico, si possono prospettare nel futuro dei giochi veramente interessanti sotto ogni punto di vista, basti pensare ad Injustice, che ormai di fatto è tra i giochi più attesi del 2013, anno che vedrà anche l'uscita di un altro videogioco, Young Justice: Legacy, ispirato all'omonima serie che si collocherà tra la prima e la seconda stagione. Graficamente, non si presenta un granché, fondali a parte, ma sembra avere un buon multiplayer, e chissà se ci farò un pensiero anche su quello. Purtroppo, la quasi totale assenza di pubblicità e materiale di gameplay rende difficoltoso il giudizio, quindi non ci resta che aspettare.

Ultima nota, su un gioco che non posso non citare: DC Universe Online.
Un parere? Stupendo, grandioso, epico. Grafica e storia, filmati intermediari compresi sono un qualcosa di meraviglioso. Una gioco imperdibile per chi è appassionato di giochi online - e io non sono tra questi. Avrei voluto davvero finirlo, ma dopo un po' non ce l'ho fatta. Per me, l'essere esclusivamente online è l'unica pecca in un gioco che merita veramente tanto, uno dei migliori che ci sia sulla piazza, senza affatto sminuirlo.
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Vita e morte, Parte II - Chi muore.

Nella prima parte ho parlato di morale, della regola dei supereroi a non uccidere, aprendo una piccola parentesi in conclusione a quei personaggi che sono passati a miglior vita. Sono molti, infatti, al contrario di quanto si pensa, ad essere passati a miglior vita; alcuni sono semplicemente deceduti per cause sconosciute, altri sono stati assassinati o da altri villain, o addirittura da altri eroi. Dopo aver parlato dell'importanza della vita per i supereroi, parliamo dunque della morte.


Se al mondo c'è un'assoluta certezza, quella è la morte. Nessuno è immortale e nessuno risorge, non si può sfidare la morte e non si può sfuggire ad essa. Ovviamente, nell'Universo DC tutto questo può accadere - anche la morte non è più una certezza! A meno che a morire non sia un personaggio minore di cui non importa nulla a nessuno, in quel caso rimane morto...

Molti dei personaggi passati a miglior vita "definitivamente" hanno avuto comunque modo di ritornare come spettri o come Lanterne Nere durante La Notte Più Profonda, evento che ha avuto un largo spazio esteso su tutte le testate DC Comics, dove ci siamo tutti potuti rendere conto di quanti personaggi, in 70 anni di pubblicazione, sono morti. Tra eroi e villain, alcuni di questi sono passati quasi 'inosservati' oppure sono state messe quasi in secondo piano (come Magpie, "l'ex" Aqualad poi Tempest Garth, Duela Dent, Maxima, Prometheus, Vibe, Tara Markov -Terra-, Manchester Black, Big Barda), altri invece sono stati coinvolti in storie di massima importanza e di primo piano, come la morte di Digger Harkness (Captain Boomerang) che a sua volta uccise anche il padre di Tim Drake, o quella di Elongated Man (Ralph Dibny) che a sua volta uccise come Lanterna Nera anche Hawkman e Hawgirl. E a proposito di Ralph Dibny, come non dimenticarci delle morti di personaggi non di certo primari ma che hanno scosso l'intero Universo DC come l'assassinio di Sue Dibny durante Crisi d'Identità, o l'omicidio per mano di Joker di Sarah Essen, moglie del Commissario Gordon (non ha scosso l'intero DC Universe, ma quella morte ha giocato un ruolo fondamentale per lo sviluppo delle storie a venire).

Renee Montoya/The Question
Come già detto, non tutti i personaggi morti rimangono tali. A discapito degli immortali come Vandal Savage e Ra's Al Ghul (anche se quest'ultimo la sua immortalità è ottenuta grazie alla Fossa di Lazzaro), ci sono personaggi che l'immortalità se la guadagnano in modo differente, ovvero 'passando maschera e/o mantello' a nuove generazioni. Casualità che è accaduta molto spesso, nell'Universo DC, sia tra gli eroi che tra i villain. Esempi perfetti sono Flash, Batman, Aquaman, Lanterna Verde, Blue Beetle, Dove (Donald Hall), Hector Hall, The Question per gli eroi, mentre per i villain la lista forse è anche più lunga, oltre al fatto che a differenza degli eroi, questi sono rimasti quasi tutti permanenti... citandone alcuni, ci sono Trickster (anche se Axel Walker ne assume l'identità ben prima della morte di James Jesse), Il Ventriloquo (dopo Arnold Wesker, il pupazzo Scarface passa di mano a Peyton Riley), Jean-Paul Valley alias Azrael, il quale viene sostituito dall'Ordine di St. Dumas da Michael Lane, Copperhead, e altri ancora.

A fronte di eroi e villain morti, risorti, che hanno continuato a portare il nome in onore di quelli vecchi, oltre agli immortali citati su, particolare attenzione anche a quei personaggi che sono effettivamente morti (Deadman, Solomon Grundy) e a quelli che non sono né vivi, né morti (Lo Straniero Fantasma). O ancora, a personaggi come Lo Spettro ed Eclypso i quali usufruiscono dei corpi di gente defunta (James Corrigan, Crispus Allen, Bruce Gordon, Jean Loring).
Fu proprio Lo Spettro, tra l'altro, ad usufruire del corpo di Hal Jordan, dopo che egli morì sotto l'influenza di Parallax, facendo in modo che la sua anima potesse redimersi, per poi tornare in Lanterna Verde: Rinascita, ma di questo ne parleremo nella terza parte.

Come visto e ribadito più volte, la morte non è del tutto una certezza nell'Universo DC, e nonostante esistano più di una impersonificazione di essa (Black Flash, il Nero Corridore e Nekron), scampare alla morte è anche possibile, ma ciò che viene anche spiegato durante La Notte Più Profonda, dando un senso a questo continuo "andata e ritorno" dei personaggi, che soprattutto negli ultimi anni sono diventati frequenti, con i ritorni di Hal Jordan come Lanterna Verde e di Barry Allen (che passò il manto di Flash a Wally West per ben 20 anni, salvo poi morire -apparentemente- e lasciarlo a Bart Allen).

Prima di concludere, per chi è interessato ad avere un elenco più completo dei personaggi morti nel DC Universe, suggerisco di dare un'occhiata su DC Database, tenendo conto però che lì sono elencate anche le morti avvenute negli Elseworlds e nelle terre alternative del Multiverso, e che molti personaggi sono poi tornati in vita a causa del reboot.

Nel frattempo, vi lascio dando l'appuntamento per la terza parte, dedicata alle resurrezioni, ricordando, tra le molteplici perdite nell'Universo DC, due eroi morti per la salvezza dell'Universo durante la prima Crisi: sto parlando di Barry Allen e Kara Zor-El, due personaggi che anche se hanno avuto dei ritorni sotto altri nomi per poi riprendere la loro identità più avanti, possono essere ricordati per il loro grande eroismo.

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DC Girls: Fuoco & Ghiaccio

L'Universo DC è immenso, e raccoglie innumerevoli personaggi; che siano secondari o primari, molti di questi lasciano il segno, colpiscono l'interesse dei fan e li fanno quasi 'innamorare'. Per quanto mi riguarda, due personaggi che definire "secondari" è usare un eufemismo, da me particolarmente apprezzati sono Beatriz Da Costa e Tora Olafsdotter: Fire e Ice.


Ho usato la parola "eufemismo" per un motivo: Fire e Ice non possono proprio definirsi personaggi secondari, in quanto sono stati veri e propri comprimari durante la fortunata serie Justice League International di Keith Giffen, serie che vedeva mischiato eroismo e umorismo a pari passo decretandone un buon successo tra critica e fan - a differenza della nuova incarnazione del team nei New 52, serie che tra l'altro ha visto anche la cancellazione definitiva con il numero 12.

Dicevo, ci sono alcuni personaggi che anche se hanno poco spazio, riescono a farsi piacere da alcuni lettori, e nel caso di Bea e Tora non credo di essere l'unico che sia rimasto colpito dal duo. Descritte come migliori amiche (e non lesbiche, come erroneamente si è -purtroppo- pensato tra i fan), Ice e Fire prendono i loro nomi non semplicemente per via dei loro poteri, ma anche per la loro caratterizzazione. Beatriz Da Costa, brasiliana, ha una personalità "focosa"; bellissima e senza libidine, è un po' la controparte di Tora, timida e riservata, dall'aria innocente ma forte e caparbia (basti pensare che riesce a tener mansueto il fidanzato Guy Gardner!). Le due sembrano apparentemente l'una l'opposto dell'altra, ma a discapito di ciò, le due stringono un forte legame, tanto da cambiare i loro "nomi" da Green Flame e Icemaiden a Fire e Ice, per dimostrare la loro unione, sia come team che come amiche. Opposti nei poteri, nella personalità, ma grandi amiche.

Un duo che, a parer mio, potrebbe funzionare in una testata unica a loro dedicata, se dato in mano ad un bravo scrittore. Lo ammetto, sono un grande appassionato delle figure femminili nei fumetti; lì tra quelle pagine, spesso (anche se non così spesso) appaiono donne bellissime ognuna a suo modo, con delle personalità forti e interessanti, e mi chiedo del perché non abbiano mai puntato nel fare una serie, anche di breve durata, completamente dedicata a loro. Un bel fumetto d'azione tutto al femminile... ma sappiamo tutti, me compreso, che ciò non potrà mai accadere. Per chi non le conoscesse, ho preparato un profilo per ciascuna delle due, che danno un'occhiata a 360° alla loro storia nell'Universo DC pre-Flashpoint. Ovviamente, è giusto che citi le mie fonti - questi profili vengono direttamente dalle pagine di DC Database, il cui link potete trovarlo nella scheda dell'intestazione. Inoltre, qui potete trovare la galleria dedicata alle due eroine in questione.

Beatriz Bonilla Da Costa
Come già detto, Fire nasce in Brasile e diventa famosa come modella a Rio De Janeiro, per poi diventare una ballerina di nightclub. Successivamente, la ragazza viene notata da un'agenzia di spionaggio, e viene ingaggiata come spia per il Governo Brasiliano, dove ha una brillante carriera, fin quando non si ritrova esposta ad una sostanza chiamata Pyroplasma, che le dona i suoi poteri che consistono (oltre che ad essere avvolta da una fiamma verde) in "Pyrocinesi", intangibilità e volo. Successivamente all'incidente, Bea entra a far parte dei Global Guardians con il nickname di Green Fury, cambiandolo successivamente in Green Flame, dove poco tempo dopo conosce Tora, con la quale - dopo vari tentativi di entrare nella Justice League, le due entrano a far parte di un altro progetto - la Justice League International. Bea e Tora, ormai formano un duo, e hanno già cambiato i loro nomi in Fire e Ice, stabilizzando la loro amicizia. In seguito, Fire vivrà un periodo abbastanza buio, con la sua destabilizzazione dei poteri che diventano sempre più deboli dopo l'incontro con Doomsday, per poi arrivare alla morte di Tora per mano di Overmaster. Bea decide così di tornare in Brasile e diventarne l'eroina locale con successo, fino a quando Maxwell Lord non le propone di ritornare a formare la JLI, affiancandole Mary Marvel (con la quale dividerà anche l'appartamento). Bea, ovviamente, sente il tutto come un rimpiazzo per la sua vecchia amica, e dice di essere stanca di "fare da babysitter ad una teenager viziata", e lascia nuovamente il team, per poi riunirsi a Booster Gold e Guy Gardner per indagare sull'omocidio di Ted Kord/Blue Beetle, e da sola scopre l'identità del suo assassino: Maxwell Lord.
Dopo aver respinto un assalto di O.M.A.C. con successo, Bea diventa ufficialmente membro di Checkmate, fino a diventarne il Re Nero affiancando Amanda Waller stessa, dove diventa un assassina a tutti gli effetti - nonostante lei  stessa disprezzi quel ruolo, fin quando non viene arrestata per l'omicidio del Colonnello Computron, per poi essere scagionata successivamente. Con il ritorno alla vita di Ice, Fire riprende la sua carriera da eroina affiancandola nuovamente, riformando anche la vecchia JLI nelle pagine di Generation Lost, dove si viene a sapere che Max Lord (tornato alla vita come Lanterna Bianca) ha praticamente convinto "tutto il mondo" che Fire non sia mai stata parte di Checkmate perché falliti i test psicologici.


Curiosità
Oltre ai suoi poteri Pyroplasmatici, c'è da aggiungere che Fire è anche un'abile investigatrice (avendo collaborato con i servizi segreti, ovvio!), esperta di combattimento corpo-a-corpo grazie ad allenamenti con Batman e Big Barda, sa parlare spagnolo, portoghese e inglese, e ha inoltre lavorato anche come fashion designer.



Tora Olafsdotter
Tora Olafsdotter discende da una tribù magica scandinava, di cui ne è la principessa. I suoi poteri, in grado di creare e manipolare il ghiaccio a suo piacimento, sono una 'dote naturale', che ha imparato a tener sotto controllo grazie ad un duro addestramento che l'ha spinta a dover restare sempre calma. Un giorno, furono attaccati da una tribù nemica, e Tora -vedendo il padre essere picchiato- perse il controllo e uccise accidentalmente tutti quelli che le stavano attorno, compreso suo padre. Questo episodio (venuto alla luce solo recentemente, su Justice League: Generation Lost) viene rimosso dalla sua mente grazie all'addestramento sul controllo delle sue emozioni, ed è l'origine del suo carattere timido.
In seguito, Tora decide di entrare a far parte dei Global Guardians per rappresentare la sua Norvegia, sostituendo Icemaiden (Sigrid Naneson) prendendone il nome, salvo poi entrare a far parte della Justice League International convinta dall'amica Green Flame, trasferendosi  insieme a New York, dove cambiano i loro nomi in Fire e Ice, condividendo anche lo stesso appartamento. Durante quel periodo, Ice inizia a frequentare occasionalmente la Lanterna Verde Guy Gardner (Tora si interessò a Guy dopo che a seguito di un pugno di Batman, manifestò un carattere dolce e più mansueto), e successivamente si prende una cotta per Superman, di cui ne assiste la morte durante lo scontro con Doomsday. Fu durante lo scontro con il fratello, Lord Ewald, che mostrò dei poteri potenziati, cercando di difendere il suo paese di origine che minacciava di essere conquistato dal nemico fraterno, ma anche se questa minaccia fu sconfitta (cosa che scosse particolarmente Tora), purtroppo, Ice va incontro la morte durante lo scontro con Overmaster, una potente entità aliena di 3600 anni. Da lì in poi, le apparizioni di Ice sono come semplice fantasma, in un primo momento appare a Fire, la quale rimane congelata durante una missione insieme a Cruiser, in seguito appare tra un gruppo di eroi morti rianimati da Felix Faust e infine la ritroviamo in una dimensione simile all'inferno, dove Booster Gold e la nuova JLI rimangono imprigionati. Lì, Guy e Fire cercano di negoziare per rilasciare l'anima di Ice tra i vivi nuovamente, ma Tora si rifiuta e apparentemente svanisce, lasciando intendere che rimane nel Valhalla.

Sulle pagine di Birds of Prey, il corpo di Ice viene ritrovato all'interno di un'armatura simile a quella di Rocket Red, la quale era stata liberata dalla possessione di un individuo di nome Kerimov, il quale era interessato a riportare in vita l'eroina per conquistare la Russia, riportando in vita "una dea del ghiaccio" sfruttando le loro superstizioni. Creote riporta definitivamente in vita Tora, che accecata dalla rabbia cerca vendetta per il suo assassinio, e sulle sue tracce si mettono sia le Birds of Prey che i Segreti Sei. Ice ritorna in sé dopo che la Cacciatrice nomina Guy Gardner, calmandola, lasciando il tempo a Deadshot di fermare Kerimov e liberarla dalla sua influenza; alla fine, ritorna in America con le Birds of Prey, dove va a far visita all'amica Fire. Ma la resurrezione la lascia ancora troppo scossa, tanto che rifiuta il vecchio fidanzato Guy chiedendogli più tempo, mollandolo definitivamente dopo che questo le chiede di trasferirsi su Oa insieme (e la Lanterna incolpa Beatriz di avere una 'cattiva influenza' su di lei). In seguito, a causa del suo stato di "ex-deceduta", viene impossessata da un anello nero durante La Notte Più Profonda, venendo poi liberata dalla luce bianca. Anche lei, come Bea, riappare tra i protagonisti di Justice League: Generation Lost, dove vediamo Maxwell Lord manipolare le menti del gruppo (e del mondo) di continuo, facendole riaffiorare i ricordi dell'incidente che ha causato la morte del padre - il quale andrà a raccontarlo solo all'amica Fire, confermando ancora una volta la grande amicizia tra le due.

Curiosità
Il suo cognome, in norvegese, significa letteralmente Figlia di Olaf, nome appunto del suo padre e Re. Dopo la sua morte, Guy Gardner si presentò dai suoi genitori facendosi strada distruggendo tutto ciò che gli capitava a tiro, chiedendo rispetto, ma la reazione dei genitori di Tora fu del tutto inaspettata, affermando che erano vicini al dolore di Guy, e che gli volevano bene perché avevano reso felice la loro amata figlia, rivolgendosi a lui come loro figlio. Un'altra curiosità, abbastanza "ambigua" e fuori linea con il suo personaggio fu durante una possessione di un'entità della fame, dove dichiarò che da piccola in Norvegia mangiava regolarmente cuccioli di foca.
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Justice League Dark

C'è una cosa che ho sempre amato tantissimo nel DC Universe: la magia. Magia che è forza predominante nell'Universo DC, non a caso gran parte dei personaggi che ne compongono sono di natura magica o in qualche modo mistica. Justice League Dark si concentra proprio sul 'lato magico' della DC, proponendoci un particolare team composto da molte personalità interessanti, molte delle quali provengono dalla linea Vertigo.
Alte erano le aspettative che avevo per Justice League Dark, e tali si sono confermate, finendo di conseguenza tra le mie serie più interessanti, insieme a Batwoman, Flash, Batgirl, Animal Man e Swamp Thing.


Justice League Dark sin dall'annuncio del suo esordio, è stata descritta come una Justice League alternativa, attiva durante le crisi di origine 'mistica' che i supereroi difficilmente possono riuscire a gestire, ma non si può definire un vero e proprio team. Ci troviamo di fronte a degli elementi che difficilmente riescono ad andare d'accordo, non abituati a svolgere lavoro di squadra, e la maniera in cui vengono raccontate da Peter Milligan le loro storie e divergenze è fatta per bene, e a rendere la serie ancora più godibile, i disegni di Mikel Janin si presentano ben curati e belli da vedere.

Il team di 'eroi' (anche se così non si possono definire) è composto da Zatanna, la famosa "Mistress of Magic" dell'Universo DC, Deadman alias Boston Brand, ex-acrobata ora spettro di cui ho avuto già il piacere di parlarne, Shade the Changing Man personaggio creato da Steve Ditko, una sorta di alieno proveniente da una dimensione mistica (creato inizialmente in DC Comics, e proseguito poi - con successo - sotto l'etichetta Vertigo), John Constantine (linea Vertigo anche lui), controverso personaggio inglese esperto di occultismo, e infine Mindwarp, capace di generare delle proiezioni astrali di sé stesso, e il più 'giovane' nel gruppo se si pensa che è stato "creato" da Peter Milligan durante l'evento Flashpoint, protagonista di una mini serie ispirata appunto al Mondo di Flashpoint, Secret Seven (cui, tra l'altro è possibile scovarne una copia nel suo appartamento, insieme a Deadman and the Flying Grayson, come simpatico easter egg). Dietro le quinte, ad osservare e guidare il gruppo, vediamo Madame Xanadu, e nel primo albo (pubblicato da RW Lion, contenenti i numeri da 1 a 6) come nemico principale vediamo L'Incantatrice, entrambe originarie dell'Universo Vertigo.


I rapporti tra i sei non sono dei migliori. Madame Xanadu ha dei problemi con la droga, e ciò rende difficile al resto del gruppo fidarsi di lei, mentre quasi tutto il gruppo ha difficoltà a relazionarsi con Constantine - e viceversa- soprattutto Zatanna, con la quale si accenna ad una presunta relazione tra loro finita male (ripescando un po' qualcosa dalle vecchie pubblicazioni Vertigo), mentre Shade viene descritto come un personaggio alquanto instabile e Mindwarp un pazzo. Non voglio spoilerare assolutamente nulla, anzi, credo di aver detto anche troppo. Non mi dilungherò troppo su dettagli "tecnici", in quanto anche incapace in materia, ma va detto che Justice League Dark è una serie da non perdere, che non delude le aspettative - è una storia bella, ben fatta e di sicuro non lascia scontento nessuno come ha fatto Justice League International. Anzi, al contrario della gestione di quest'ultima, JLD è ben strutturata e sfrutta al massimo quelle 25 pagine per albo (nella pubblicazione originale) per raccontare al meglio una storia che si presenta interessante su tutti gli aspetti, dimostrando che se messo un bravo scrittore su di una testata, non importa la quantità di pagine per raccontare una bella storia.

Anche se con Hellblazer sono rimasto indietro, sono certo che neanche i fan di Constantine rimarranno delusi. Il personaggio rimane irriverente, distaccato dagli altri, stronzo e spaccone, e non mancano le sue frecciatine al resto del gruppo, il ché rende alla perfezione il suo modo di fare solitario e distaccato dagli altri (mi ha fatto particolarmente sorridere la frase esclamata da Constantine, interrotto da Deadman durante un rituale magico: "Oh, cazzo. Un fottuto supereroe!"). Stesso discorso anche con Shade, il quale viene descritto come una persona molto solitaria e problematica. Insomma, come già detto, anche la caratterizzazione è eccellente. Justice League Dark è ben fatto, e lo consiglio sia a chiunque voglia provare a riscattarsi un po' da quelle letture che hanno deluso alcuni, sia a chi è appassionato dei vecchi personaggi Vertigo. Certamente storceranno il naso e avranno da ridire, ma con Justice League Dark il lavoro è stato eccellente... diciamo che la linea "DC Dark" (proposta da Lion) non ha deluso finora. Sono ancora indeciso se prendere o no Resurrection Man e Frankestein Agent of S.H.A.D.E., ma se a gennaio quando avrò letto I, Vampire non rimarrò deluso, ci farò un pensiero su entrambe le testate.


Un'altra nota aggiuntiva, anzi più che nota è una mia piccola considerazione/perplessità, riguarda in termini di continuity. A quanto pare, come letto su JLD, Deadman e Dawn Granger (Dove) hanno una relazione, e ciò (con la conferma già avuta sulle testate di Lanterna Verde) lascia intendere che La Notte Più Profonda e Nel Giorno Più Splendente sono avvenuti nel Nuovo Universo DC. In me nasce la domanda: come è accaduto il tutto, se molti dei nemici non sono ancora apparsi, le Crisi non sono mai avvenute e molti di loro hanno origini così differenti da far intendere che non sono nemmeno mai morti? La DC era riuscita a costruirsi una piccola continuity lineare e logica (se pur incasinata), ma con l'avvenuta del reboot, mi sa che le carte sono state rimescolate così in fretta da aver dimenticato dei dettagli. Ma questo, ahimè, è un altro discorso che non vale la pena intraprendere...
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Vita e morte, Parte I - Chi vive, chi muore...

Vita e morte. L'inizio e la fine. La prima è imprevedibile, la seconda è una certezza.

No, non starò qui a fare filosofia, lungi da me anche il solo provarci. Non essendo una persona particolarmente "profonda" o tanto meno poetica, lascio le idee "filosofeggianti" a chi è più competente di me. Ciò di cui ho intenzione parlare è sì della vita e della morte, ma ovviamente, sempre riguardante il mio tanto amato DC Universe. Questo argomento ho deciso che lo dividerò in tre parti, nelle quali parlerò della morale dei supereroi nei riguardi dei "super-criminali", delle morti avvenute nell'Universo DC e infine di resurrezioni e rinascite.


Perché i supereroi non uccidono?
Una domanda che si pongono in molti, e nonostante ci sia una semplice risposta netta che può descrivere a pieno il vero motivo, questa sembra non essere mai esauriente. "Perché non è giusto". No, l'omicidio non è la cosa più giusta da fare, togliere la vita ad un altro uomo non è giustizia. Ma possiamo continuare a parlare di rendere giustizia di fronte a villain come il Generale Zod, Sinestro, Doomsday o il Joker? Nemici che hanno seminato morte e distruzione ovunque andassero? Il dibattito è molto acceso, spesso il concetto stesso della "cosa giusta da fare" vacilla di fronte a certi avvenimenti; basti pensare che il Joker, oltre che ad uccidere chiunque si trovi sul suo cammino, ha rovinato la vita a Jim Gordon, paralizzando la figlia Barbara e uccidendo la moglie Sarah Essen, e come tutti sapranno, ha ucciso un Robin (Jason Todd). Perché Batman non uccide Joker? La risposta più ovvia sarebbe "perché se fanno fuori Joker, nessuno comprerebbe più fumetti di Batman", ma il mio scopo è scavare 'nella morale', nei principi di ogni singolo eroe e del motivo dato nel corso degli anni da vari autori, per comprendere le vere motivazioni. Senza fare buonismi.






Avendo iniziato con Joker, mi sembra più che giusto iniziare con Batman. Bruce Wayne diventa Batman proprio nel momento in cui vede i suoi genitori morire davanti ai suoi occhi; un omicidio segna la sua vita. Da quel momento in poi, non fa altro che pensare alla vendetta, e comincia a nutrire un odio profondo verso ogni tipo di arma da fuoco, ma nel corso degli anni - indossando il costume - ha assistito ad atrocità ben peggiori. Il suo senso morale del non voler uccidere da cosa scaturisce? Prendere come esempio Joker è abbastanza essenziale visto che si tratta della sua nemesi, nonostante un vero e proprio contrasto di ideali morali c'è con Ra's Al Ghul, con il quale (Batman) condivide sì la sua missione, ma non ne approva i mezzi. A differenza di Ra's, Batman vuole giustizia - ispirare la gente a rendere il mondo un posto migliore, e il Joker lo ostacola; il clown rappresenta tutto ciò che è opposto a Batman nella morale, lui uccide e gode nel farlo, si diverte. Al di là della sua sete di giustizia e di voler dimostrare alla gente che ognuno può fare la differenza, cos'è che spinge VERAMENTE al non volerlo uccidere? Sappiamo che Batman non ha mai nascosto di nutrire un desiderio di strangolarlo e vederlo morire per le sue stesse mani, e che il vero motivo non è perché "lui è la sua nemesi" o nutre (in una visione totalmente distorta) un sentimento di amore - ma è che se Batman uccidesse Joker, lui non riuscirebbe a tornare più indietro.


Paul Dini descrisse in maniera efficace un Batman che, consumato dalla rabbia dopo la morte di Jason Todd uccise il Joker, e, diventato pazzo, iniziò a uccidere tutti i super-criminali, creando sì un periodo di pace - ma a discapito della sua salute mentale. Se siete curiosi, potete sapere di questa versione alternativa di Batman (di Terra-51) sul numero 19 di Countdown a Crisi Finale.

Insomma, per farla breve: Batman ha un forte senso di morale, e se spezzerebbe la sua promessa, non riuscirebbe a gestire la cosa, e diverrebbe un assassino. È ancora un motivo che non vi lascia convinti? Beh, anche io credo che in fin dei conti, criminali come Joker andrebbero uccisi, ma qui parliamo di Batman e della sua psiche, che crollerebbe se solo provasse a oltrepassare quella linea che, secondo lui, lo contraddistingue dal non essere un criminale. Per chi masticasse l'inglese, in una scena di Batman: Under the Red Hood, lo stesso Batman esprime il concetto da me appena espresso.







In linea di massima, possiamo dire che un po' tutti i supereroi sono mossi da un forte senso morale, per loro uccidere non è la cosa giusta da fare. Ma di fronte a supereroi "di primo piano" come Batman, Superman o Lanterna Verde ci si trova di fronte a nemici che mettono letteralmente sotto pressione i protagonisti, e qui il semplicistico (e forse buonista) senso di morale si va man mano a perdere, e quindi deve per forza subentrare, come con Batman, delle motivazioni più sensate, che possano reggere. A volte questa voglia di "fare la cosa giusta" è messa in discussione, e in eroi come Flash e Lanterna Verde nascono dei dubbi. In questo caso, c'è un notevole distacco da quelli che sono Batman e Superman, due eroi che per principio vietano l'omicidio anche nei confronti di nemici crudeli; qui la morale stessa vacilla, basti pensare che Hal Jordan o John Stewart, da Lanterne Verdi, si sono messi anche nei panni di 'esecutori' (almeno da quando i Guardiani permisero la forza letale), o che Barry Allen (Flash), in piena Silver Age, spezzò il collo ad Eobard Thawne. Anche la stessa Wonder Woman ha manifestato la totale noncuranza nell'uccidere, ma a differenza degli altri eroi, ciò che l'ha spinta a compiere determinate azioni non l'hanno turbata, vedasi l'omicidio di Maxwell Lord in Crisi Infinita.

Per Superman, invece, è tutt'altro discorso. Il perché è anche chiaro, e non è assolutamente legato al suo fare da "boy-scout". Forse in altre epoche, anzi quasi certamente, Superman è stato il simbolo di ciò che è "più buono e puro", ma guardiamolo in un'ottica più 'realistica' (per quanto lo si possa fare, stiamo sempre parlando di fumetti!): Superman è un alieno, viene da un altro mondo e non ha mai preteso di conquistare il suo pianeta adottivo, anzi. Vuole essere parte dell'umanità, e non governarla e regnare sovrano; i suoi poteri possono benissimo essere equivalenti a quelli di un dio, rispetto ad un qualsiasi essere umano. Uccidere? Superman? Andiamo! Se Superman iniziasse ad uccidere, o che il suo senso morale vacillasse, non sarebbe più il Superman che tutti conoscono. Non una figura di ispirazione ma di terrore. Tutto qua.


Discorsi sulla morale a parte, qualche giorno fa, mi sono chiesto...
... quali villains meritano veramente di morire?
Una domanda curiosa, cui mi ha divertito molto pensarci su. Lasciamo quei discorsi banali da "solo Dio è in grado di giudicare" e cose così - in quanto non condivido - e proviamo a pensare... con tutto il male causato, chi meriterebbe una pubblica esecuzione, la sedia elettrica o un semplice pestaggio a morte da parte dell'eroe di turno?

Con villain come Captain Cold o Ra's Al Ghul il discorso è ben complesso. Il secondo non si farebbe scrupoli a sporcarsi le mani (anche se preferirebbe farle sporcare ad altri), mentre Leonard Snart è legato ad un profondo senso morale (di fatti, non uccide) che gli fa meritare il rispetto di Flash. Luthor, Zod, Sinestro, Vandal Savage o Gorilla Grodd - villains che vorrebbero conquistare il mondo per i loro scopi e che alle loro spalle ci sono molteplici omicidi, sono di un'alta portata, e anche qui il discorso potrebbe farsi lungo. Tralasciando gli innumerevoli "agenti del caos" o di 'cattivi' che possono benissimo essere analizzati guardando il loro punto di vista, non necessariamente possiamo trovare il male puro in quelli che sono le nemesi degli eroi. Certo, abbiamo Eobard Thawne, l'Anti-Flash, che (secondo la rivisitazione di Geoff Johns, in Flash: Rinascita) ha praticamente rovinato la vita di Barry Allen ancor prima che questi diventasse Flash, oppure Joker le cui gesta le ho accennate qualche riga sopra, ma non dimentichiamoci anche di un tale di nome Major Force, il quale non solo uccise la fidanzata di Kyle Rayner, Alex DeWitt, ma la fece a pezzi per poi chiuderla in un frigorifero per far in modo che la Lanterna Kyle la trovasse. In questi casi elencati (e ne sono solo alcuni), vi troviamo dei personaggi che non hanno alcuna morale, nessun codice da rispettare - sono il male impersonificato, completamente noncuranti della vita umana: sono questi gli esseri che meritano la loro fine? Per alcuni sì, sarebbe la soluzione ideale, ma non per i supereroi.

Qui andiamo ben oltre della semplice concezione del "giusto e sbagliato", che presenta ugualmente infinite sfaccettature, e ciò che deve essere preso in considerazione è IL RUOLO che ogni supereroe ricopre, e la sua stessa integrità! La DC Comics spesso ha voluto rimarcare gli effetti che potrebbe causare nel caso di un eroe che decida di trasformarsi in esecutore, basti pensare a Maxwell Lord, o all'esilio auto-imposto di Superman dopo aver ucciso un Generale Zod di un'altra dimensione. La vita è un dono prezioso, toglierla ad un'altra persona rappresenta una grossa decisione da prendere e ha un peso immenso... una responsabilità cui ogni eroe non vuole prendersi. E al di là di ogni buonismo, ogni preconcetto, l'omicidio è un'azione di cui ogni supereroe non dovrebbe macchiarsi... nonostante, molti di loro lo abbiano già fatto.

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"Don't call them sidekicks!"

Ne ho già parlato precedentemente, ma in modo approssimativo, ed ho deciso di ritornare sull'argomento, e presentare, a quella fetta di pubblico che non ne è ancora a conoscenza, una grandissima serie animata, di quelle che non si vedevano dai tempi di Batman The Animated Series, Superman e Justice League. Mi riferisco a Young Justice, dedicata ai cosiddetti sidekicks dei supereroi, una sorta di Teen Titans ma con un'identità più solida e interessante.


Innanzitutto, partiamo dal titolo: Young Justice, non scelto a caso, assolutamente. Young Justice era conosciuta come la Junior JLA, ed era il nome di una testata pubblicata dal 1998 al 2003 e che ha avuto un crossover con Titans e una mini-serie in due volumi denominata Sins of Youth. Il gruppo si separava dai Titani, ed era composto principalmente da Robin, Wonder Girl, Impulse e Superboy cui si affiancavano poi altri giovani sidekick, uno su tutti Arrowette (ricordiamocene), mentre altri avevano delle piccole parentesi per poi sparire, come nel caso di Slobo, clone adolescente di Lobo. Il gruppo era coordinato da Red Tornado, l'androide elementale creato da T.O. Morrow. E da questi presupposti, la serie animata si sviluppa sullo stesso piano, fondendo alcuni elementi con i Giovani Titani - uno su tutti, la formazione.

Il gruppo, nella prima serie, è inizialmente formato da Robin, Kid Flash e Aqualad (ma non parliamo di Garth, bensì di Jackson Hyde alias Kaldur'ahm, personaggio lanciato in Nel Giorno Più Splendente, dalla mente di Geoff Johns); i tre, durante una sorta di 'gita' al quartier generale della JLA vengono mollati dai loro mentori, scatenando l'ira di Roy Harper (ancora nei panni di Speedy, spalla di Freccia Verde) che sprona gli altri a lasciar perdere i loro mentori e agire per conto loro. A differenza di Roy, però, i tre decidono di agire per ricevere il rispetto dei loro mentori, per farsi dare da loro una possibilità per aiutare la JLA. Partono così nella loro prima missione al Cadmus, dove vengono a conoscenza di Superboy, clone di Superman, che dopo un breve scontro, riescono a farlo passare dalla loro parte. A quel punto, la Justice League decide di dare loro una chance, aiutandoli a formare una squadra più organizzata dove a coordinarli è Batman, con l'aiuto di Red Tornado che assegna loro le missioni e Black Canary nel ruolo di addestratrice/psicologa del gruppo. Il primo membro che si unisce a Robin, Superboy, Aqualad e Kid Flash è Miss Martian, 'nipote' di Martian Manhunter, le quali origini sono misteriose (ma non per chi ha dimestichezza con il fumetto e conosce già la vera storia di M'gann e le sue origini) e che in Young Justice vengono riproposte. Dopodiché si unisce Artemis, presentata come la nipote di Freccia Verde, ma con alle spalle un passato ed un'identità misteriosa; creata per la serie, Artemis riesce a ritagliarsi uno spazio tutto suo, diventando un punto di riferimento e non un "fastidio", e di fatto è uno dei personaggi più amati di Young Justice, sottoscritto compreso.


Durante la prima serie, il gruppo (denominato semplicemente The Team, niente Giovani Titani o Young Justice) affronta svariate missioni per conto di Batman, imparando a fare gioco di squadra, a conoscersi e fidarsi l'un l'altro, cosa che non sembra affatto facile. Sotto la guida di Aqualad, che ne diventa il leader ufficiale, il Team si rende protagonista di avventure che si rifanno ad avvenimenti accaduti nei fumetti, come per esempio la comparsa dei "fratelli" di Red Tornado: Red Torpedo, Red Inferno e Red Volcano. Evitando spoiler, la serie presenta anche delle interessanti rivisitazioni avvenute in passato nell'Universo DC soprattutto riguardo Roy Harper, che anche se non fa parte del gruppo, svolge un ruolo fondamentale ai fini della trama generale.

In linea di massima, la tagline della serie che recita Don't call them sidekicks coglie appieno il senso stesso della serie. Non è il classico cartone che siamo stati abituati a vedere negli ultimi anni, se le serie animate di Superman e Batman erano interessanti ma con toni leggeri, Young Justice si presenta come un serial vero e proprio che unisce l'azione allo spionaggio, con dinamiche tipiche dei telefilm unendolo all'immancabile stile da soap-opera, nemmeno tanto approfondito ma che non stona i toni della serie, e non è legata solamente ai riferimenti che li rende fedelissimi ai fumetti, e ciò lo rende godibile anche per chi non ha dimestichezza con i personaggi e le storie.


Come detto, nei primi episodi della prima stagione c'è un voluto distacco dalla concezione di 'sidekicks'. I membri del Team sono eroi, pronti a maturare e a cavarsela da soli. Durante la loro missione, questi fronteggiano nemici del calibro di Bane, Psimon, Brain, Icicle, Joker e la Injustice League formata da Ultra-Humanite, Poison Ivy, Vertigo e Black Adam, Vandal Savage e la sua 'associazione' chiamata "La Luce" (The Light), antagonista principale presente anche nella seconda serie. Insomma, non di certo nemici di seconda lega, e il compimento della missione nella prima serie, porta alla seconda, denominata Invasion. Ancora inedita in Italia, e ferma attualmente all'episodio 7 (la serie riprenderà a Gennaio), questa si svolge 5 anni dopo la prima serie. Robin ormai veste i panni di Nightwing dove, insieme ai vecchi compagni, addestrano i nuovi giovani eroi. Abbiamo, quindi, un'allargamento delle fila, con le new entry di Blue Beetle, Wonder Girl, Batgirl, Beast Boy, Bumblebee, Rocket e Lagoon Boy. Questa volta, la trama si fa più intrecciata, ed oltre all'organizzazione The Light come nemico principale, ci sono i Krolotiani, razza aliena nota ai più come i responsabili dei poteri di Mano Nera qui in veste di agenti al servizio della Luce.


Come già detto, la carrellata di nomi è immensa. Young Justice, oltre ad essere una serie interessante dal punto di vista di dinamiche e trama, non scontenta nemmeno i fan più appassionati (o gli 'affamati', come me) proponendo una lista immensa di personaggi, di primo piano e non; oltre agli immancabili Lex Luthor, Vandal Savage e Joker, i nemici presenti sono anche quelli meno noti come Cheshire, Psimon, Queen Bee, The Brain, Klarion, Black Manta e Felix Faust, per dirne alcuni. La lista continua, con nomi come Hugo Strange, Amanda Waller, Captain Marvel, Gordon Godfrey, Guardian, Sportsmaster... per non parlare di Impulse, cui è protagonista di un episodio interamente dedicato ai Flash, dove appare anche il Flash della Golden Age, Jay Garrick. Da fan di Flash, dovevo per forza accennarlo, con tanto di screenshot.

Passando alle 'note tecniche', la particolarità di Young Justice consiste nei disegni e nell'animazione, molto semplici ma ben curati, anche il cast di doppiatori è eccellente. La serie, seppur iniziata da poco più di un anno, ha assunto una sua identità completa, non a caso le avventure dei giovani eroi si svolgono in una realtà ben precisa del Multiverso DC, Terra-16, oltre a creare delle particolarità che riescono a diventare iconiche per ogni personaggio, come l'odio verso le scimmie di Superboy (che si protrae fino alla seconda stagione, ma evito spoiler) o la catchphrase di Miss Martian ("Hello, M'gann!"), forse quella rimasta più impressa - almeno per chi ha seguito la serie in lingua originale.

Concludendo, Young Justice è una serie differente dalle altre; forse i più preferirebbero una serie dedicata completamente agli eroi "adulti", ma per quello credo che ci dobbiamo accontentare dei film animati. E parlando proprio di questi, lo stesso team di artisti di Young Justice ha lavorato su Justice League: Doom, film animato a parer mio stupendo, che si rifà a JLA: Tower of Babel. Vi consiglio di darci un'occhiata.

Con questa mia 'analisi' su una serie che sto particolarmente amando (e soffrendo allo stesso tempo, con la sospensione fino a gennaio della seconda stagione), ci leggiamo prossimamente con una sorta di 'recensione' personale su Justice League Dark, uno dei New 52 che sto aspettando con intrepida attesa e che non vedo l'ora di avere tra le mani. Nel frattempo, proverò a cimentarmi nella lettura di Hellblazer, che non ho ancora letto e che ho seria intenzione di approfondire - possibilmente riuscendo a leggere tutti i 300 numeri, speciali compresi finora pubblicati...


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Motion Comic: Superman Red Son.

Non ero a conoscenza dei motion comics, ma da quando li ho scoperti li sto adorando in maniera incredibile. Per chi volesse saperne di più, questo sito raccoglie gli elenchi di quasi tutti i motion comics in circolazione (acquistabili tutti su Amazon o iTunes Store). Per quanto riguarda la DC Comics, ne sono stati pubblicati di pochi, tra cui Watchmen il quale si tratta dell'unico motion comic tradotto in italiano. Il primo che ho visionato, e che propongo tra queste pagine, è Superman: Red Son, che a proposito uscirà in fumetteria proprio nel mese di novembre. Ovviamente, è in inglese, ma seguirlo risulta molto facile. Per chi fosse interessato, nel canale YouTube di TheStingerHead ci sono le 9 parti di Batgirl: Year One, una lettura molto interessante cui ho trovato divertente vedere quegli stessi disegni "in movimento". Insomma, qualcosa di interessante, per chi vuole far passare 1 ora velocemente. Buona visione!

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L'Odissea di Wonder Woman

Quando parliamo di Wonder Woman, quasi sicuramente ognuno di noi prende come spunto la Diana Prince di Lynda Carter, quella con il suo classico costume rosso, blu e dorato, ma dobbiamo tener conto che Wonder Woman, nei suoi 70 anni di esistenza, ha subito molte mutazioni. Tra i personaggi del DC Universe, forse ci troviamo davanti ad uno che ha subito più cambiamenti di tutti gli altri; tra evoluzioni, origini riscritte e tentativi di rimodernarla, la principessa Amazzone è riuscita a sopravvivere in tutti questi anni, però, mantenendo solo il suo aspetto originale. La abbiamo vista nelle vesti di motociclista, vestita solo di una toga bianca... la abbiamo vista anche come una semplice essere umana senza poteri (già!), una segretaria, un'infermiera, un'agente governativo, una regina, una guerriera, ma alla fine le origini del personaggio si sono collegati sempre e solo alla sua figura classica. Wonder Woman non è solo un'eroina in costume o una principessa-guerriera Amazzone, lei è un simbolo. E se c'è qualcosa che la sappia descrivere al meglio, scavando nelle sue origini, le sue mutazioni, per arrivare alla vera essenza di Wonder Woman, quello è Wonder Woman: Odissea.

"Diana è troppo sottovalutata in questo mondo. Bisogna cambiare. Che l'Odissea di Wonder Woman cominci."
È questa la frase con cui si apre l'introduzione a Odissea, "The Sensational Wonder Woman", breve storia di 4 pagine scritta da Geoff Johns nel numero 600 di Wonder Woman, che di fatto andava a introdurre il nuovo story arc dedicato alla principessa Amazzone. Da un lato, vediamo un tentativo di modernizzazione del personaggio avvicinandolo più ai giorni nostri, dall'altro c'è una particolare scelta editoriale, riprendendo la numerazione iniziale della prima serie dedicata a Wonder Woman (1942-1986) ferma al numero 329, andandola a sommare con le altre due serie concluse. Questa scelta non è stata fatta a caso, in quanto come già detto, lo story arc Odissea vuole un po' andare a fondo nel personaggio di Wonder Woman, avvicinarsi alle sue origini editoriali, e rendendola un mito - alla pari di Batman e Superman, i quali, i tre insieme formano la "Trinità" del DC Universe.

Insomma, Odissea non si presenta solo come un tentativo di modernizzazione del personaggio, ma vuole rappresentare al meglio un'eroina che ha fatto la storia dei comics americani, ma che è stata bistrattata nel corso degli anni. Vediamo come, attraverso la scelta dei costumi e della sceneggiatura, siano riusciti a rendere al meglio l'essenza stessa di Wonder Woman.


"Odissea" nella continuity DC, il costume di Jim Lee e la nuova Themyschira.
Se siamo dei lettori casuali, possiamo ritrovare in Odissea una semplice storia accessibile a chiunque voglia avvicinarsi al personaggio, ma allo stesso tempo riesce a trovare una posizione all'interno della continuity. Di fatti, in un mondo dove nessuno si ricorda di Wonder Woman, l'unico a ricordarsi di lei sembra essere Maxwell Lord (ucciso da lei durante Crisi Infinita, e risorto come Lanterna Bianca alla fine de La Notte Più Profonda), anche se Superman ha una sensazione come se l'avesse già conosciuta, ed infine, l'esistenza di questa Wonder Woman si riesce a ricollegare alle fratture temporali, argomento trattato nella serie dedicata a Booster Gold e accennata in Flash. Quindi, ci troviamo in un mondo che non ha mai conosciuto Wonder Woman, dove l'Isola di Themyschira è andata distrutta e le Amazzoni sopravvissute si rifugiano in un quartiere di New York - anche questo nascosto dal mondo degli uomini, come avveniva sull'Isola Paradiso. Qui Diana, a differenza delle sue vecchie versioni, è al corrente di come funzioni il mondo esterno, abbandonando quindi quell'aria ingenua che l'ha sempre contraddistinta durante la sua permanenza nel mondo esterno, e vive in un appartamento insieme alle sue sorelle Amazzoni. Determinata a eliminare le ingiustizie nel mondo, Diana viene presentata come una guerriera assetata di giustizia, prima però deve aiutare le sue sorelle Amazzoni a difendersi da un nemico che dà loro la caccia, e che precedentemente ha distrutto l'Isola di Themyschira e assassinato la loro regina, nonché madre di Diana, Hyppolita.

Queste sono solo alcune delle caratteristiche moderne approntate al personaggio di Diana, ma quella più evidente è quella che risalta all'occhio: il costume. Viene abbandonato, quindi, il look classico e viene introdotto questo look da strada; i simboli caratteristici di Wonder Woman rimangono, come la doppia W sul corsetto e le stelle sulle spalliere, insieme alla tiara, la cintura e i bracciali, anche questi rimodernati. Il look, inizialmente, fu concepito da Jim Lee come parte delle modifiche che sarebbero dovute apportare ai Nuovi 52, il famoso reboot che ha visto coinvolto l'intero Universo DC dopo gli avvenimenti di Flashpoint, che come abbiamo visto è stato abbandonato adottando il costume classico, sostituendo l'oro con l'argento e cambiandone il colore degli stivali da rossi a blu scuro. Gli accessori, quindi, rimangono invariati, così come il lazo d'oro, che anche qui ha lo stesso potere di far dire la verità a chiunque vi sia legato. Manca solo l'aereo invisibile, ma se ne può tranquillamente fare a meno...


L'Odissea di Wonder Woman: l'evoluzione da eroina a Mito.
Leggendo Odissea, inizialmente può sembrare una semplice storia rivista in chiave moderna, ma solo andando avanti ci si rende conto dell'intero senso della storia e del perché questo titolo. Come per Ulisse rappresentava una serie di avventure durante la sua strada di ritorno per la sua casa Itaca dopo la caduta di Troia, così per Wonder Woman si presenta allo stesso modo. Qui Troia può essere identificata come la sua realtà sfaldata, la perdita della sua identità, mentre Itaca sarebbe la sua vera Themyschira, quella che è stata cancellata dalla realtà, come tutta la sua vita. Wonder Woman intraprende la sua Odissea con lo scopo di trovare delle risposte, e le risposte che troverà scaveranno attraverso la sua storia editoriale, esplorando tutte le sue diverse incarnazioni, trovando anche una sorta di "easter egg", che si rifà alla versione Amalgam di Wonder Woman "fusa" con l'X-Man Tempesta (vedi crossover Marvel vs DC).
Durante il suo cammino, Diana affronterà molteplici avversari, come le Keres (rivisitazione della dea del destino Chere), Cerbero, la divinità celitca Morrigan, avrà a che fare con delle interessantissime rivisitazioni di due sue nemiche classiche come Giganta e Cheetah, visiterà l'Ade e solo alla fine si scoprirà che la sua Odissea non è altra che una missione atta a salvare il Mondo, oltre che sé stessa.

Penso che con gli spoiler basta così. Wonder Woman: Odissea è una lettura molto interessante, che sarà molto apprezzata dai fan di Wonder Woman. In primis perché rappresenta una storia che oltre a voler essere una rivisitazione moderna, racchiude in sé molti elementi classici del personaggio, e vede una profonda esplorazione dell'essenza di Wonder Woman, elevandola a ciò che è: un Mito. L'altro motivo è perché il lavoro fatto da Straczynski è ottimo, e la storia ha quel sapore di "epico" senza riuscire a cadere nelle banalità più comuni, e i disegni di Don Kramer, molto curati, che accompagnano la storia sono quel tocco in più che rende Odissea una storia godibile sotto ogni aspetto. In Italia, la pubblicazione si è divisa tra la Planeta DeAgostini e la RW Lion, e quindi è in due volumi, da (su per giù) 500 pagine l'uno; per quanto possa risultare difficile, a oggi, trovare il primo volume visto il cambio di editore (lasciando in circolazione un numero limitato di copie), consiglio a tutti i fan di Wonder Woman di procurarselo. Lo amerete, fidatevi.


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The Goddamn Batman

Uno dei motivi principali del perché ho aperto questo blog, è stata per pura voglia di fare qualcosa di diverso dai soliti dove ormai tutti si improvvisano critici nel senso che criticano qualsiasi cosa, dove recensioni e/o considerazioni positive si contano sulle dita di una mano. Io non mi reputo uno di quelli che hanno da ridire su tutto, se una storia non mi piace passo avanti, o comunque preferisco dare una chance per capirci meglio. Quante volte qualcosa inizia con il non piacere, per poi sfociare in qualcosa di stupendo? La serie Arrow ne è un esempio, così come lo story-arc di Flash dopo il reboot. Insomma, di solito preferisco non lanciarmi mai in considerazioni totalmente negative, però questa volta sento di volermi liberare di un peso, perché ciò che sto per "criticare" mi sta particolarmente a cuore. Si tratta di lui... Batman.


Non mi lancerò di certo in una descrizione dettagliata del personaggio. Sul serio, c'è bisogno che lo introduca? È quasi impossibile non conoscere Batman, anche se non si è mai visto un film o letto un fumetto, tutti conoscono Batman. Già. Un supereroe senza poteri, un umano, che ha spinto il suo corpo e la sua mente fino alla perfezione umana... ma ci piace questo Batman? Voglio dire, quello infallibile, che risolve ogni caso, che mai e poi mai si arrende... forse a molti piacerà. Ma a me, no.

Sia ben chiaro, non odio Batman, non sono uno di quelli che critica per sport, e "mi fa male" parlarne in questo modo, ma è la verità. Io sono sempre stato d'accordo con la figura di Batman un po' controversa, e un po' spaccona di fronte agli occhi dei suoi colleghi supereroi, d'altronde lui è Batman, è un semplice uomo in mezzo a dei veri e propri dèi, non può mostrare insicurezze, deve dimostrare, non tanto agli altri ma a sé stesso, che quello che fa è sempre giusto. E a dimostrazione di ciò, ci sono state storie che ce lo hanno confermato, come Tower of Babel o Il Progetto O.M.A.C., dove in entrambi i casi ha agito seguendo delle sue regole morali che agli occhi di altri possono essere alquanto discutibili. Ma quando la figura stessa di Batman, arrogante e infallibile, viene trasportata nelle sue storie? Quando non sono più gli altri eroi a vedere Batman come un uomo arrogante e pieno di sé, ma il lettore? È questo il Batman che è veramente?


Holy Hygene, Batman! - Le molteplici vite di Bruce Wayne.
Lo ammetto, il titolo di questo paragrafo non è dei migliori, ma c'è un motivo per cui ho scelto di citare la catchphrase di Robin della serie degli anni '60. Sì, perché è giusto far rendere conto che il sottoscritto non vuole scrivere una critica basata sul nulla. Di Batman esistono svariate versioni, a partire da quella di Bob Kane (il padre di Batman, colui che lo ha creato) per arrivare alla versione moderna basata sulla caratterizzazione data da Grant Morrison. Il Batman di Kane, quello originale, era un Batman che non si preoccupava se un criminale qualsiasi cadeva da un tetto, per lui era quello che si meritava. Era cattivo, spietato. Totalmente diverso dalla sua successiva versione, quella della Golden Age, molto ben lontana da ciò che aveva avviato Bob Kane. In quelle storie, affiancato da Robin, Batman fungeva più da figura paterna che da vigilante mascherato. Insieme si divertivano a pestare criminali, e inutile dire che in quell'epoca era molto frequente leggere storie ai limiti del ridicolo, come "The Rainbow Batman", il Batman arcobaleno. Insomma, Batman ha avuto la sua parentesi totalmente insensata anche se dalle storie di quell'epoca si può comunque trarre qualcosa di buono. Ma la versione migliore, a detta di molti, è quella della Silver Age dove ritroviamo il Batman di Bob Kane, quello originale, cupo, spietato e solitario. Infine c'è il Batman dell'era post-Crisi, il mio preferito. Il Batman protagonista di saghe epiche come Knightfall, Contagio, Terra di Nessuno e la saga di Bruce Wayne: Assassino?. Esattamente, perché mi piace QUEL Batman? È una domanda che trova una risposta semplicissima: perché lì è semplicemente un umano. Batman non è Superman, non può volare e non è dotato di un anello del potere, né tanto meno può correre alla velocità della luce. Batman si presenta agli altri come un essere infallibile, come giusto che sia, ma nelle sue storie si vede esattamente l'uomo dietro la maschera. Le sue insicurezze, paure, la sua psiche demolita dal momento in cui ha indossato il mantello e si è scontrato con i pazzi di Gotham.

Non sono qui che acclamo il realismo, e nemmeno lo pretendo nelle storie di Batman. Non sono un fan di Nolan, anche se Batman Begins mi è piaciuto molto e ho trovato il suo approccio realistico all'universo di Batman interessante. Ma ciò non vuol dire che sono "uno di quelli". Batman vive in un mondo dove un alieno di un pianeta morente è atterrato sulla Terra e si proclama il suo campione, dove una donna Amazzone dotata di un lazo della verità affronta creature mitologiche, e dove un principe egizio reincarnato volteggia nei cieli con le sue enormi ali, per intenderci, e ciò giustifica il fatto che Batman possa affrontare uomini d'argilla, uomini-rettili o donne che hanno l'assoluto dominio sulle piante. Sia chiaro, io AMO Batman. Amo i suoi nemici, le sue ambientazioni, nonostante gli alti e bassi della sua storia editoriale, ma il Batman moderno, riscritto da Grant Morrison e proseguito seguendo lo stesso filone iniziato da quest'ultimo non mi piace. Il perché l'ho scritto su: al lettore viene mostrato Batman esattamente come gli altri eroi lo vedono - arrogante, sicuro di sé da far schifo, come se ormai quella sua umanità non venga più messa in risalto, e se accade è per esaltare ancora di più la sua figura da "eroe infallibile". Ne è un esempio il corrente story-arc pubblicato dalla RW Lion facente parte dei Nuovi 52, La Corte dei Gufi, dove vediamo il solito Batman risolvere ogni tipo di indizio senza il minimo sforzo psicologico per poi ritrovarsi nel numero successivo come un uomo impazzito senza motivo che corre in un labirinto senza via d'uscita, solo per esaltare la storia, il nuovo nemico, ma senza un briciolo di sviluppo. L'unico filone che segue è: Gotham è la mia città, non è dei Gufi, io li fermerò. Okay. Passando oltre, per quanto riguarda la run di Morrison, voglio essere totalmente sincero: ho trovato l'idea di introdurre Damian geniale, e nel complesso il resto era azzeccato e aveva una logica, così come il passaggio del mantello a Dick Grayson, ma è stata la costruzione della storia che non andava bene, sempre secondo me. In tutto questo, il personaggio di Batman dietro le sue storie è diventato banale, tanto da poter descriverlo con la sua solita frase "Io sono Batman", o con quella più iconica, tanto demenziale quanto arrogante "I'm the Goddamn Batman". Sono un lettore che prende tutto alla leggera, e predilige l'humour e la demenzialità, anche con Batman, ma ricorrere all'epicità con lui, non ha senso, e con questo non voglio dire di preferire Batman Odyssey a La Corte dei Gufi, preferirei lo stesso story-arc ma costruito un po' più decentemente, un po' più psicologico.


Nonostante ciò, continuo a leggere Batman, e provo realmente a farmelo piacere, ma la verità è che purtroppo non ci siamo, quel Batman cupo, solitario, che allontanava chi gli stava accanto perché ossessionato dalla sua missione, è sparito. Ho tirato un respiro di sollievo quando quello stesso Batman l'ho ritrovato in un altro personaggio, Batwoman (un altra serie che consiglio vivamente, a proposito), ma ciò è un contentino. Tutto ciò che oggi c'è di Batman, non mi piace (a parte Damian). Batman Inc. è qualcosa che non ho mai letto e non ho intenzione di farlo, perché l'idea di base non mi piace. Forse sono solamente legato alle origini, forse perché con il vecchio Batman mi ci rispecchiavo, o forse entrambe. Ho avuto l'occasione di leggere, tra l'altro, Batman: Terra Uno di Geoff Johns (scrittore che adoro), dove ha presentato Batman sotto un'ottica totalmente differente, facendolo diventare addirittura un ragazzino viziato con dei seri problemi psicologici, a modificando spessore e ruoli di personaggi vari, oltre che gli avvenimenti stessi, ma nonostante a scriverlo fosse Geoff Johns, nemmeno questa mi è piaciuta. Perché? Perché si tende a stravolgere la figura di Batman, perché dietro ci deve essere per forza la figura di un mito, una leggenda. Magari sì, sono legato alle origini, al vecchio Batman, ma è anche vero che parlando di Batman ci troviamo davanti a un personaggio sfruttato al massimo e che forse non ha più nulla da dare. Anche se io non voglio crederci, perché c'è un Batman che può funzionare sul serio, un Batman che non deve apparire "figo" per battere il cattivo. Ci vuole un Batman umano, infallibile e leggendario sì, ma sempre agli occhi degli altri; perché Bruce Wayne è prima un uomo con la psiche a pezzi, e infine è quella leggenda chiamata Batman.

Forse mi consolerò l'anno prossimo, con il crossover Death of the family, in corso negli USA proprio in questo periodo, che vedrà il ritorno di Joker dopo che Dollmaker, nel numero 1 di Detective Comics, gli ha tagliato la faccia, e a cui ho dato un'occhiata veloce e sembra proprio niente male. Che sarà Joker l'unico personaggio a salvarsi dal ridimensionamento di Batman? Se non altro, il Joker non è ancora ai livelli di esaltazione di Batman, per quello ci pensano i fan del Joker di Heath Ledger. Death of the Family sarà qualcosa che forse porterà innovazione nelle testate di Batman, o forse no, ma i presupposti su cui è iniziato lo story-arc sono interessanti, quindi continuerò a sperare per un Batman migliore.

Male che vada, ritroveremo Bruce Wayne raccontarci aneddoti mentre mangia banane...


...e rimanendo in tema di "Odissee", c'è un'altra Odyssey di cui ho intenzione di parlare prossimamente. Una lettura interessante che scava a fondo nelle molteplici origini di un altro grande personaggio: Wonder Woman.


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